La coperta corta dell’Obamanomics
Il dato non è rassicurante – la disoccupazione americana è al 10,2 per cento a ottobre, 190 mila posti di lavoro persi nell’ultimo mese – anche se l’Amministrazione cerca di indorare la pillola, dice che nei servizi si stanno creando nuovi posti di lavoro e Obama firma una legge a sostegno dei lavoratori e degli imprenditori per sostenere la crescita.

Il dato non è rassicurante – la disoccupazione americana è al 10,2 per cento a ottobre, 190 mila posti di lavoro persi nell’ultimo mese – anche se l’Amministrazione cerca di indorare la pillola, dice che nei servizi si stanno creando nuovi posti di lavoro e Obama firma una legge a sostegno dei lavoratori e degli imprenditori per sostenere la crescita. La ripresa senza occupazione è uno degli elementi che più preoccupano Washington, anche perché fu proprio Obama a febbraio a giustificare il megapacchetto di stimolo (quasi 800 miliardi di dollari) con i posti di lavoro: se non vogliamo una disoccupazione al 9 per cento – disse – dobbiamo aiutare l’economia a riprendersi. Ora la disoccupazione è al 10,2 per cento, le polemiche sugli stimoli che non funzionano o, peggio, funzionano in modo distorsivo imperversano, e c’è chi dice che ci sarà a breve un altro pacchetto (c’è chi lo chiede, come la leader democratica del Congresso, Nancy Pelosi, simbolo vivente del “tax and spend” di stampo liberal).
C’è un andamento fisiologico nel ritardo con cui il mercato del lavoro reagisce ai segnali di ripresa registrati dal pil, ma la Casa Bianca resta preoccupata, tanto che preferisce innescare fenomeni inflattivi e non attivarsi per arrestare il crollo del valore del dollaro pur di curare la malattia occupazionale. Ma dovrà aprire un altro, delicatissimo fronte: l’innalzamento delle tasse. La riforma sanitaria che sarà discussa e votata oggi alla Camera prevede già più tasse per alcune tipologie di polizze e nessuno più crede alla prima versione dell’Obamacare, quella per cui l’allargamento della base degli assicurati sarebbe stata ripagata dalla maggiore efficienza sul lato dei costi. La riforma non costerà nulla agli americani, diceva Peter Orszag, capo dell’Ufficio Budget, ma nella versione light in discussione oggi la riforma costa, eccome. La sconfitta democratica in New Jersey e Virginia è stata determinata dalle perplessità sull’economia: i posti di lavoro – tre milioni creati o salvati, aveva promesso il presidente – crollano e la pressione fiscale è destinata a crescere. Se la faccia triste dell’Obmanomics si svelerà in prossimità del voto di mid-term del 2010, sarà dura per i democratici mantenere la loro schiacciante maggioranza.